Questo glossario raccoglie le definizioni dei termini proposti dalla docente ma anche quelli che, durante il vostro studio, reputerete importante annotare.
Se il termine che volete inserire è già presente, potrete eventualmente integrarlo con notizie aggiuntive.
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A |
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adattamento | ||
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Capacità degli esseri viventi di modificare aspetti anatomici, fisiologici in modo da conformarsi a cambiamenti delle condizioni ambientali esterne. Si possono considerare processi di adattamento sia le trasformazioni evolutive che si sono svolte in tempi geologici, sia le trasformazioni fisiologiche riguardanti un singolo individuo che si verificano durante la sua vita. Adattamento evolutivo L’adattamento evolutivo comprende le variazioni che sono apparse negli organismi in modo casuale e sono state sottoposte a forze selettive, determinate da lente e casuali variazioni ambientali. In ogni tipo di adattamento si può riconoscere la presenza di un processo interno a causa del quale le strutture si evolvono in una certa direzione in modo da essere finalizzate a svolgere una determinata funzione. Gli adattamenti rappresentano le soluzioni, non necessariamente le migliori, ai problemi posti dall’ambiente, nei suoi aspetti biologici, fisici, chimici, ecologici e sociali. Tutte le risposte apparentemente vantaggiose possono determinare qualche svantaggio o qualche conseguenza imprevedibile. Tutti gli adattamenti sono il risultato di un compromesso di esigenze diverse. Molti adattamenti vengono ereditati dalle generazioni precedenti, che vivono probabilmente in ambienti diversi. Fonte: Enciclopedia MSN Encarta s.v. “adattamento” Verificato il 21 maggio 2007 Integrazione di Maria Grazia Fiore I limiti della teoria adattativa Molti adattamenti vengono ereditati dalle generazioni precedenti, che vivevano in un ambiente probabilmente diverso da quello dei loro discendenti. Esistono, ad esempio, alcune specie vegetali che presentano semi adattati alla dispersione da parte di animali oggi estinti; un altro esempio è fornito da alcuni organi o apparati con funzioni non più necessarie, che rimangono comunque negli organismi, come testimonianza del passato, in forma rudimentale o vestigiale. Vista la casualità con cui insorgono le variazioni, gli adattamenti sono generalmente una delle tante possibili risposte, ma non necessariamente la migliore, a un problema posto dall'ambiente. Inoltre queste variazioni vanno spesso a sovraimporsi su strutture preesistenti, delle quali conservano numerose tracce: un esempio è la vescica natatoria dei pesci, che si è probabilmente evoluta da un polmone primitivo. Infine, tutti gli adattamenti sono in un certo modo il risultato di un compromesso tra esigenze contrastanti; pertanto, tutte le soluzioni apparentemente vantaggiose possono determinare, in realtà, qualche svantaggio o qualche conseguenza imprevedibile. Fonte: Enciclopedia MSN Encarta s.v. “adattamento” Verificato il 21 maggio 2007.
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archeano | ||
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L'Archeano (da Archeos, inteso come primordiale, ancestrale...) è un eone, una suddivisione del tempo geologico. Anche se si conoscono rocce affiorate più antiche, le più vecchie formazioni rocciose esposte sulla superficie della Terra sono archeane o poco più antiche. Rocce archeane conosciute sono state trovate in Groenlandia, in Canada, in Australia nordoccidentale e in Sudafrica. L'Archeano appartiene alla unità geocronologica informale denominata Tempo Precambriano (termine ormai desueto). Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera s.v. "Archeano" Verificato il 21/05/07. | ||
australopiteco | ||
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"Con il termine di Australopithecus (dal latino australis "australe" e dal greco pithekos "scimmia") si indica un genere di Ominidi, comparso in Africa fra i 4 e i 2 milioni di anni fa (alla fine del Miocene), da cui avrebbe avuto origine una linea evolutiva che avrebbe portato al genere Homo, cioè all’uomo moderno. Le caratteristiche principali dell’Australopithecus sono: - un cervello piccolo (misurato come capacità interna della scatola cranica), con valori medi per le varie specie compresi tra 400 e 500 cm3' (dunque di poco maggiore rispetto a quello delle scimmie antropomorfe); - un cranio con pareti relativamente sottili, anche se con spigoli piuttosto forti sopra le orbite, nella parte posteriore e lungo i margini delle zone con inserimenti muscolari; - una testa che deve essere stata ben bilanciata sulla più alta vertebra della spina dorsale; - un’apofisi mastoidea dietro i fori auricolari come quella dell’uomo più recente; - canini piccoli, diversi da quelli delle scimmie antropomorfe; - mandibole massicce generalmente senza mento osseo; - molari e premolari molto grandi; - colonna vertebrale, bacino e arti posteriori che indicano chiaramente una creatura bipede con andatura eretta. (da Le Australopitecine, in Enciclopedia Archeologica, I, p. 465)'. Gli Australopitechi vivevano in zone di savana aperta, presso laghi e fiumi. Non si hanno prove sicure sull’utilizzo di strumenti lavorati."[1] "Molti autori distinguono gli Australopiteci in forme "gracili" (afarensis, africanus, anamensis) e forme "robuste" (boisei, robustus, aethiopicus) dato le differenze di costituzione ossea che ci sono, in particolare i "robusti" vengono a volte inseriti in un altro genere: quello dei "parantropi" (Paranthropus)". [2] Fonti: [1] A. Caravale. "Lucy e Selam". URL:<http://www.treccani.it/site/www/Arte/archivio/percorsi_archeo5.htm> Verificato il 21/05/07. [2] Antropologia-Evoluzione e Preistoria dell'uomo. "Genere Australopithecus". URL:<http://www.paleontologiaumana.it/genere_australopithecus.htm> Per approfondire: Wikipedia, l'enciclopedia libera s.v. "Australopithecus" Verificato il 21/05/07. | ||
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B |
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Bipedismo | ||
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Una delle tappe più importanti del processo evolutivo è l'acquisizione della stazione eretta. Per spiegare perché avvenne questo fondamentale passaggio sono state avanzate molte possibilità: oltre al grosso vantaggio della manualità, grande importanza ebbe anche la possibilità di guardare più lontano grazie agli occhi frontali che consentivano una visione tridimensionale, tuttavia l'ipotesi più probabile è che così si poteva cominciare a fare qualcosa di nuovo con le mani, come ad esempio trasportare rami, alimenti o altri strumenti o raccogliere il cibo. Secondo molti studiosi una volta imboccato questo sentiero evolutivo la strada verso l'evoluzione dell'intelligenza era ormai avviata. La selezione naturale ha infatti premiato i migliori fabbricanti di strumenti, inoltre la stazione eretta ha permesso l'evoluzione di una grossa testa che può contenere un cervello sempre più grande. La capacità di camminare eretti comportò delle modifiche notevoli a livello scheletrico, muscolare e psichico. La colonna vertebrale dell'uomo ha due curvature in avanti all'altezza del collo e dalla parte inferiore della schiena che le conferiscono l'elasticità necessaria a sostenere il peso del corpo e la testa è posta sopra la colonna consentendo allo scheletro di sostenere una testa molto pesante e permettendo così anche l'evoluzione di un grande cervello. Nelle scimmie, invece, la colonna vertebrale è quasi diritta, la sospensione della testa in avanti rispetto al resto del corpo pone un limite alle dimensione del cervello ed infatti i muscoli del collo non riuscirebbero a sostenere una testa troppo sviluppata. Nell'uomo inoltre, il torace ha la forma di una botte in quanto le mani sono specializzate nella manipolazione degli oggetti, nella scimmia al contrario, ha la forma di un imbuto rovesciato perché le braccia vengono impiegate nella locomozione. Il bacino umano è svasato per offrire ai grandi muscoli glutei e delle gambe maggiori superfici di attacco invece la scimmia ha il bacino stretto e lungo e la colonna vertebrale è lontana dalle articolazioni degli arti posteriori. Le gambe dell'uomo sono più lunghe delle braccia, il femore è leggermente obliquo, in modo che il ginocchio permette di stendere l'arto, al contrario i nostri lontani parenti hanno gli arti posteriori più corti di quelli anteriori, il femore è verticale e l'articolazione del ginocchio non permette di stendere completamente l'arto. L'alluce umano non è opponibile alle altre dita del piede, ma serve a migliorare l'appoggio sul terreno e a dare l'ultima spinta durante la locomozione, i primati non umani hanno l'alluce opponibile alle altre dita del piede, per potersi afferrare ai rami degli alberi. Fonte: Antropologia-Evoluzione e Preistoria dell'uomo "Bipedismo" URL:<http://www.paleontologiaumana.it/id63_m.htm> Verificato il 21/05/07. | ||
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C |
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Cavalli Sforza, Luigi Luca | ||
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Luigi Luca Cavalli-Sforza (Genova, 25 gennaio 1922) è un genetista italiano che si occupa di antropologia e storia. Universalmente riconosciuto come uno degli studiosi più autorevoli nel campo della genetica di popolazione e delle migrazioni dell'uomo, Cavalli-Sforza è professore emerito all'Università di Stanford in California.
Questo studioso è stato uno dei primi genetisti a chiedersi se i geni dell'uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell'umanità. Inizia un nuovo campo di ricerca combinando la demografia con le analisi dei gruppi sanguigni nella popolazione. I suoi studi hanno permesso di ritrovare nell'attuale patrimonio genetico dell'uomo i segni lasciati dai grandi movimenti migratori del passato e delle società multietniche. Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera s. v. "Luigi Luca Cavalli Sforza" URL:<http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Luca_Cavalli-Sforza> Verificato il 19/05/07. | ||
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Cianobatteri | ||
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| Procarioti - Regno: Monera - Divisione: Eubacteria - Sezione: Cyanobacteria Fino a poco tempo fa i cianobatteri erano classificati erroneamente come Alghe eucariotiche primitive (azzurre); al momento non vi è dubbio che siano procarioti. Alcuni di essi presentano cellule con un diametro variabile (da 0.5 micrometri a 60 micrometri). La maggior parte dei cianobatteri forma ampie colonie ma in alcuni casi sono unicellulari (Chroococcus). Sono gli unici organismi procarioti a produrre ossigeno (O2) mediante fotosintesi e pertanto hanno ricoperto un ruolo fondamentale nell'evoluzione della vita. Molti cianobatteri hanno inoltre la capacità di fissare l'azoto (N). Sono presenti sia in acque dolci che salate. Popolano numerosi ambienti con condizioni climatiche estreme (lunghi periodi di disidratazione). In particolari condizioni ambientali spesso estraggono il carbonato di calcio dall'acqua creando grandi masse rocciose (stromatoliti). Tratto da: Mauseth J. D. (2000), Botanica: Fondamenti di biologia delle piante, Bologna, ed. Grasso, pp.700-704. | ||
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Cini, Marcello | ||
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Marcello Cini (1923) è stato ordinario di Istituzioni di Fisica teorica e di Teorie quantistiche all'Università La Sapienza di Roma.
Nella sua attività di ricerca si è occupato di particelle elementari, di fondamenti della meccanica quantistica e di processi stocastici. Il suo interesse per la storia della scienza e i temi epistemologici l'ha visto in prima linea nelle discussioni dell'ultimo ventennio. È stato vicedirettore della rivista internazionale Il Nuovo Cimento. | ||
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Correlazione Stratigrafica | ||
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La stratigrafia è la descrizione della successione di strati geologici superficiali e/o profondi rilevabili in sezioni e/o sondaggi. La correlazione stratigrafica è il confronto e la comparazione di sezioni stratigrafiche più o meno distanti tra loro per individuare l'estensione areale e le variazioni di caratteristiche di uno strato geologico o di una sequenza di strati. Fonte:ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA - Osservatorio Vesuviano "Ricerca Scientifica e Mitigazione del Rischio vulcanico vol. I" Storia del vulcano, Stratigrafia URL:<http://www.ov.ingv.it/volcano_physics/vs_webschede/1B/MODELLO.htm> Verificato il 19/05/07 | ||
