mela
Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Sunday, July 26, 2009, 10:48 AM
 
Hai selezionato nell'attività "scelte" una frase nel testo di G.Siemens che ti ha particolarmente "spaventato/a". Qui di seguito le ripropongo perchè insieme si rifletta su queste affermazioni.
1 - Negli ultimi venti anni, la tecnologia ha riorganizzato la nostra vita
2 - La metà di quello che è conosciuto oggi non era noto 10 anni fa
3 - L'apprendimento informale è un aspetto significativo della nostra esperienza di apprendimento
4 - L'apprendimento è un processo continuo che dura tutta la vita
5 - Gli strumenti che usiamo definiscono e modellano il nostro pensiero
6 - A "Sapere come" e "sapere cosa" si aggiunge il "sapere dove" (capire dove trovare le conoscenze necessarie)
7 - I principi costruttivisti riconoscono che l'apprendimento nella vita reale è disordinato e complesso
8 - Queste teorie non contemplano che l’apprendimento si verifichi al di fuori delle persone
9 - La capacità di sintetizzare e riconoscere le connessioni e gli schemi è una preziosa abilità
10 - La nostra competenza deriva dalla formazione di connessioni.
11 - L'apprendimento è un processo che si verifica all'interno di ambienti nebulosi
12 - L’apprendimento (definito come azione di conoscenza) può risiedere al di fuori di noi stessi

Marco Caramori
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Marco Caramori - Thursday, October 29, 2009, 01:52 PM
 
I processi di semplificazione
e friendly use che via via si sono formalizzati si stanno formalizzando e si formalizzeranno in futuro, più che la paura per qualcosa in particolare, credo possano darci serenità in generale.

Coerenza, precisione, esattezza, certezza, scientificità, ... nascono (del resto solo) da un lavoro graduale, 'ostinato', appassionato, ...

[L'apprendimento è un processo continuo che dura tutta la vita] ...
memedesima
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by maura zini - Friday, October 30, 2009, 01:47 AM
 

Dunque...concordo in generale su quanto espresso sinteticamente dalla Teacher al corso e su quanto letto circa le teorie Costruttiviste e Connettiviste. Concordo anche sul principio di Intelligenza Collettiva espresso già molti anni fa da Pierre Levy (quello della Cybercultura) ma un dubbio mi attanaglia: la cultura è da secoli qualcosa di stratificato cioè ogni pensatore ha portato avanti il lavoro svolto prima da altri dando il proprio contributo personale. Penso ai matematici o ai filosofi: qualcuno ha dato il "la" e ha posto problemi, altri li han colti e ognuno ha dato, nei secoli, il proprio apporto e ciò che uno non riusciva a risolvere diventava lo stimolo per qualcun altro .. e così via. Ma il tutto come patrimonio collettivo e personale. Cos'è la scuola se non un ripercorrere a grandi linee la storia della cultura dell'uomo nei vari campi? Ma se la cultura in futuro non apparterrà più all'uomo e risiederà nel tessuto mnemonico della rete...si riuscirà a "Costruire" o si perderà quella stratificazione che permette alla cultura stessa di crescere? Insomma voglio dire ...nei secoli ogni pensatore ha fatto sintesi del pensiero precedente aggiungendo qualcosa...ma ora chi fa la sintesi?

strabuzzante .....ehm.....che ho scritto??????.....ammiccantegrande sorriso

mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Sunday, November 15, 2009, 12:03 PM
 
Anch'io sarei ottimista, Marco. Ci sono sentori di forze positive, gente che si dà da fare per migliorare e migliorarsi, per facilitare l'accesso a questi strumenti e per divulgare la conoscenza. wink
assorta sempre nei miei pensieri passo per una sempre inc...ata.
raffaella roncadi Re: Di cosa abbiamo più paura?
by raffaella roncadi - Sunday, November 1, 2009, 07:41 AM
 
In generale condivido tutte le affermazioni; è vero che la tecnologia ha migliorato e semplificato la nostra vita e sono una convinta che non si è mai finito di imparare.
Quello che mi spaventa è che ciò che apprendiamo rimanga a livello superficiale con il rischio di dimenticarlo entro breve tempo. I giovani abituati a non approfondire le loro conoscenze saranno in grado di diventare degli adulti capaci di logica, analisi, sintesi ecc.? Cioè siamo sicuri che i giovani usano il web nel modo giusto? Ho dei dubbi...
Mi piacerebbe commentare con i miei studenti le affermazioni sopra riportate, magari mi stupiscono....e sono meno ignor. ehm sorry, meno superficiali .
mela
Re: raffaella roncadi Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 02:58 AM
 
Giuste le domande che ti poni. Siamo così sicuri che a scuola i nostri studenti ricordino quello che studiano? (ad es. le mie figlie hanno fatto tabula rasa di alcune materie) Non sono forse abituati a studiare in funzione della verifica ed accantonare quello che hanno imparato perchè non sono sollecitati a mettere in relazione le conoscenze tra di loro e, soprattutto contestualizzarle nella realtà? (genericamente e generalmente parlando). Anche noi, se provi ad analizzare il nostro modo di apprendere da adulti, più informale, è costituito da stimoli che ci sembrano superficiali ma, all'occorrenza recuperiamo per un approfondimento se ne ravvisiamo l'utilità.
Se ad un ragazzo interessa un particolare argomento, magari che lo gratifica, fa di tutto, ma proprio di tutto per saperne di più per approfondire, per confrontarsi, dimostrando una modalità tutt'altro che superficiale di approccio alla conoscenza. wink
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Sunday, November 1, 2009, 09:14 AM
 
Bene, questi sono i primi interventi sul forum. Dite delle cose molto interessanti, perciò vi invito a rispondervi l'uno/a con l'altro/a.
Per farlo basta cliccare sotto l'intervento al quale volete partecipare cliccando su "rispondi".
Ciao!
volto umano
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by walter loddi - Monday, November 2, 2009, 08:09 AM
 
Mha, solito viaggio dell'intellettuale decadente, romatico, alla ricerca di orizzonti più veri ecc ecc Sono, come spesso mi accade, perplesso : perplexus vixi, incertius moriar...Perchè? Per un bastimento carico di motivazioni che però mi piacerebbe di approfondire alla vecchia maniera dei filosofi : discutendo, dialogando, guardandoci nelle palle degli occhi...La domanda fondamentale della filosofia è una sola : che cosa è che lega tutto (Logos, da légein, legare)? La risposta ancora non c'è e non credo vi sia UNA strada per raggiungerla. Leggendo le vostre repliche ho avuto l'impressione di una sfasatura forte tra chi ancora crede nelle magnifiche sorti e progeressive (provengano esse dall'industria, dalla tecnica, dalla scienza, dall'informatica ecc) e chi esercita il beneficio del dubbio, legittimamente, ma anche implicitamente distanziandosi.Il vero problema è dato da fatto (fatto, non ipotesi o possibilità) che questo sapere (con le sue infinite risorse e le sue altrettanto disseminate fragilità) esclude una fetta cospicua di umanità-ancora-vivente o, meglio, non-ancora-morta. E' il problema che sorge sul crinale dei passaggi di paradigma che portano con sè una catastrofe : fratture, incomprensioni, linguaggi incommensurabili, resistenze, esclusioni...fino all'imporsi definitivo del nuovo paradigma. Provate a pensare al sitema Aristotele-Tolomeo di contro a quello Keplero-Galilei-Newton; non si è trattato solo e semplicemente di calcoli cosmologici, ma del crollo catastrofico di una cultura e dei suoi strumenti.Noi oggi ci troviamo a metà del guado di un'incipente catastrofe paradigmatica : non si tatterà di accettare o ricusare, tra una trentina d'anni, ciò che oggi ci pare una alternativa tra molte...Se usi gli strumenti e parli i linguaggi della rete sei nella comunità scinetifica o intellettuale, se no sei fuori (se ragioni col paradigma precedente, semplicemente è come se non ragionassi). E quindi? Quindi nulla : finchè ci sarà possibile, cerchiamo in questa cultura in formazione (che, ripeto, sarà unica et esclusiva) una dimensione del possibile, un gancio per il pluralismo dei linguaggi e degli approcci ( per esempio nell'insegnamento...guardate che l'esclusione del frontalismo non è un dogma!!! bisogna stare attenti perchè il nuovo paradigma è un drago!), quando non ci sarà che questa modalità di apprendere-condividere-contaminare cultura, bè vedremo...Un solo esempio : uno storico della scienza italiano, ha recentemente dimostrato che il paradigma tolemaico non era poi così sbagliato e che, anzi, molti puntelli di quello newtoniano non erano che articoli di fede...Chissà tra cinquant'anni si tornerà ad insegnare come faceva Platone : senza scrivere una parola...né connettersi in rete wl
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 2, 2009, 10:24 AM
 
Grazie Walter,
e grazie anche a coloro ai quali, momentaneamente, non rispondo perchè preferisco che la discussione sia soprattutto vostra. Una sola considerazione per tutto ciò che dici e condivido ed è questa: l'estate scorsa eravamo nella stessa commissione d'esame ad abbiamo avuto occasione di scambiare qualche impressione generale, molto generale, sulla scuola. Avremmo forse desiderato approfondire di più ma le incombenze ce lo hanno impedito. Noi viviamo a scuola buona parte della nostra giornata senza sapere quello che effettivamente i nostri colleghi pensano; non mettiamo mai in discussione la nostra "filosofia" il nostro dare senso a ciò che facciamo se non individualmente. Questo tuo intervento mi fa doppiamente piacere perchè finalmente scopro cosa pensa Walter Loddi e per gli altri Maura Zini o Raffaella Roncadi ecc.
Direi che per me l'uso di questi strumenti giustifica pienamente l'opportunità che mi danno di poter ascoltare VERAMENTE, le persone con le quali lavoro tutti i giorni. Ciò mi arricchisce, non mi fa sentire professionalmente sola, forse mi può dare indicazioni utili per il mio lavoro ma anche come persona.
I punti che tu poni sono tutti legittimi e sono sul piatto della discussione mondiale, come problemi relativi a sistemi complessi che noi come individui singoli difficilmente riusciremo a risolvere. Giusto porseli e, nel nostro piccolo, provare a risolverne qualcuno limitatamente al nostro contesto.
emanuela
Marco Caramori
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Marco Caramori - Monday, November 2, 2009, 08:41 PM
 
“Modernity has failed.
We ought to build a new humanism
if the world is to survive.”
Albert Einstein
sandra paltrinieri
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Sandra Paltrinieri - Friday, November 13, 2009, 01:31 PM
 
"L'apprendimento come forma di conoscenza può risiedere al di fuori d noi stessi" questa affermazione mi ha impressionato di più. Perchè? Mi ha fatto pensare che la conoscenza può essere  qualcosa che non riusciamo a dominare e, in quanto docenti, possiamo non trasmettere. Forse non ho capito bene, ma ciò mi fa temere l'esistenza di un sapere che non possiamo controllare  e forse tantomeno sfiorare. Mah, forse ho detto delle sciocchezze, ma non sarà che la tecnologia ci sfugga di mano e prenda il sopravvento?
memedesima
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by maura zini - Saturday, November 14, 2009, 05:29 AM
 

strabuzzanteA questo punto del dialogo mi pare fondamentale chiedersi ma....

cos'è la cultura? cos'è la conoscenza??'ammiccante

Maura

volto umano
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by walter loddi - Saturday, November 14, 2009, 10:58 PM
 
Per rispondere o, meglio, imbastire un dialogo, sugli ultimi due interventi servirebbe tutto il corso e magari anche un forum specifico...con qualche ora aggiuntiva di dibattito dal vivo (per costruire i presupposti teorici : quello che stiamo facendo sotto la guida di Emanuala nell'ambito della gnoseologia elettronica). Dunque : prima di formulare definizioni, proverei a ribadire il problema. Non fuori/dentro, ma distanza/avvicinamento. E mi spiego. Il vero nocciolo problematico risiede o risiederà (tra una generazione? domani?) in una sotanziale sfasatura nella comprensione : da una parte una intelligenza logico-testuale (consequenziale e causaeffetiva...guardate che la nosrtra scuola privilegia e premia soltanto due intelligenze...indovinate quali?) e, dall'altra, una intelligenza reticolare-cibernetica-ipertestuale ( iconica, versata alle connessioni per associazione, appunto, e per intuizioni non necessareiamente casusaeffettive). Alla lunga, si tratterà, credo, di diverse espressioni della conoscenza che pure si nutre tanto del dentro quanto del fuori e il cui "controllo" dipende dall'interconnessione delle nostre intelligenze ( ne abbiamo almeno otto, quacuno dice dodici). Sotto il profilo didattico e in specie per i più giovani (dall'infanzia al primo ciclo della secondaria), non si potrà più porre il problema fiaccamente e pigramente e collosamente nei termini di studiano vs non studiano, bensì parlano il mio linguaggio intelligenziale oppure ne parlano un altro. Quale? buona domenica a tutti i webbistiduepuntozeristi w.
p.s.: fermo restando che io mi sento e sono un analfabeta internautico e informatico...
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 12:31 AM
 
Decisamente interessante il tuo scenario, Walter. Pone il problema della rivisitazione dei paradigmi attuali. Come fai notare ci sono già gli elementi per impostare un'analisi della situazione. wink
petit apéro
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Eva Baraldi - Sunday, November 15, 2009, 02:28 AM
 

Perchè invece io non ho paura?

Si, forse temo un po' di diventarne vittima, per cui cerco anche di mantenere una certa distanza.

Sono comunque pienamente consapevole che l'avvento del web abbia rivoluzionato  il modo di accedere al sapere e che ciò che 10 anni fa ci sembrava un patrimonio  acquisito ora   abbia  invece perso consistenza.

Ma non è forse nell'ordine delle cose che nulla è dato per sempre, che tutto si trasforma e che  l'uomo continua ad operare adattamenti  all'ambiente grazie alle conoscenz acquisite?

Ditemi se non sono troppo superficiale o fatalista.

Eva

sandra paltrinieri
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Sandra Paltrinieri - Sunday, November 15, 2009, 07:35 AM
 

Sono d'accordo con Eva per quanto riguarda il continuo trasformarsi della realtà e i continui adattamenti che  l'uomo opera sull'ambiente. Ma ciò che mi preoccupa è il ruolo che l'uomo, scusate la ripetizione, giocherà in questa pièce (tragedia o commedia?) Se finora il sapere, le conoscenze sono state,in qualche modo, gestite, controllate, trasformate non sarà che poi ci sarà un totale sovvertimento e l'uomo, da regista, diventerà personaggio o semplice comparsa nella lezione del 12 novembre Emanuela ha ribadito che l'intelligenza è dell'uomo e non della macchina. Ma siamo in grado di sapere oggi, data la stratosferica velocità dei cambiamenti ai quali assistiamo, se sarà sempre così? Forse sarebbe meglio che scrivessi un romanzo di fanta-tecnologia considerando i "viaggi" che faccio.   

 

memedesima
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by maura zini - Sunday, November 15, 2009, 08:37 AM
 

Io credo che dire che  " la conoscenza può risiedere al di fuori di noi stessi,
può risiedere nelle macchine"  sia stata una provocazione di Emanuela.

Non penso che la cultura, ora o nel futuro, possa esistere solo nella macchina.

La rete è una interconnessione di memorie che possono accogliere porzioni di cultura (nell'accezione di informazioni) ma in modo statico e frammentario.

La cultura è la memoria collettiva dell'uomo tramandata non geneticamente
di generazione in generazione e in continua evoluzione.

E 'ciò che permette all'uomo di leggere, interpretare, vivere il reale
ma anche l'insieme degli strumenti (cognitivi-tecnici-etc) che gli consentono
di cambiarlo (il reale).

L'uomo deve possedere la cultura per  rielaborarla continuamente e non affidarla alla memoria di una macchina.

Le macchine possono aiutarci a memorizzare certo, ma non possiamo non custodirla dentro noi stessi perchè nelle nostre menti la cultura è continuamente rielaborata e non secondo schemi prefissati o stabiliti o programmati a priori, ma secondo quella capacità che è peculiare dell'uomo che è frutto della sua creatività, della sua libertà, della sua diversità.


E come docenti il nostro ruolo è accompagnare i nostri ragazzi all'incontro con essa (realtà), declinata nelle varie categorìe in cui si esprime,affinchè ne prenda possesso(apprendere).


E' importante riflettere su quale linguaggio usare (quali intelligenze posseggono i ns allunni e quali intelligenze sviluppano le nuove tecnologìe) per poter comunicare ed essere compresi da loro, ma altrettanto  importante credo sia  non dimenticare il senso più ampio di tutto quello che il nostro  ruolo comporta.

ps... mio marito mi chiede se grande sorriso stiamo lavorando.......

 

mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 01:09 AM
 
"Io credo che dire che " la conoscenza può risiedere al di fuori di noi stessi,
può risiedere nelle macchine" sia stata una provocazione di Emanuela."

Ehm! non è stata proprio una provocazione! wink Succede un po' come ai neuroni che formano rete: ciascuno ha una propria funzione, limitata. Se riescono a creare connessioni tra loro il risultato sarà maggiore (qualitativamente oltre che quantitativamente) della somma delle loro singole funzionalità. Una persona sola non può gestire tutta la conoscenza , anche in un solo ambito. E' la connessione di queste persone che interagiscono che crea la conoscenza.
memedesima
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by maura zini - Monday, November 16, 2009, 01:24 AM
 
Le persone appunto! Non le macchine... quella credevo fosse una provocazione!!!
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 01:42 AM
 
Certo, la conoscenza risiede nelle macchine, nei supporti di memoria, così come è ed è stato per i libri fino all'altro ieri. Forse intendi la possibilità che le macchine abbiano il sopravvento sull'uomo proprio perchè depositarie della conoscenza? Questa è una domanda alla quale non so rispondere o per lo meno, fantascientificamente, potrei dire che ci sia questa possibilità. Attualmente mi sembra abbastanza remota. Quello che fa più paura è che la conoscenza, anche di dati personale, sia contenuta nelle macchine che sono gestite da pochi uomini. Quello sì.
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 01:05 AM
 
"Se finora il sapere, le conoscenze sono state,in qualche modo, gestite, controllate, trasformate non sarà che poi ci sarà un totale sovvertimento e l'uomo, da regista, diventerà personaggio o semplice comparsa"
Nella storia abbiamo esempi, anche recenti, di controllo della conoscenza per niente edificanti. Più gente sa, meglio è, meno avrà un ruolo di comparsa e più da regista. wink
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 12:46 AM
 
Non credo si tratti di superficialità, Eva, credo piuttosto una predisposizione, anche critica, a capire quello che viene avanti. Vivere il proprio tempo significa questo: immaginare come gli strumenti che abbiamo a disposizione possano migliorare la nostra condizione.
Picture of Sandra Baldessari
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Sandra Baldessari - Sunday, November 15, 2009, 11:59 PM
 
 
Per me è quasi innaturale confrontarmi con voi attraverso la mediazione di una macchina, ma, per la prima volta ho deciso di intervenire in un forum!!!!!!!!!!
Nessuno dubita delle opportunità offerte dal web: è disponibile per tutti a costi decisamente contenuti, è veloce, è facile, intuitivo da usare, permette un facile accesso alle più disparate informazioni, offre moltissimo a chi vuole ampliare/aggiornare le sue conoscenze (a noi adulti cioè) ma ....  ai giovani? L’apprendimento è un processo lento, richiede momenti di concentrazione, di riflessione rigorosamente “solitari”, inoltre quanto più lo studente è giovane o immaturo nelle sue abilità scolastiche tanto più i dati, le informazioni vanno ridotti al minimo. Il web è accattivante, ma avere informazioni praticamente infinite non significa saperle gestire: bisogna saper scegliere tra esse (internet non è fonte di Verità Assoluta), bisogna riuscire a non “perdersi” in esse (a me succede, e provo un senso di fastidio dovuto al tempo rubato ad altre attività), bisogna saperle “legare” alle proprie conoscenze precedenti per riuscire a renderle proprie e non conoscenze superficiali.
La società attuale non aiuta il giovane a concentrarsi, anzi lo spinge ad essere sempre di fretta, impulsivo, veloce, immediato e internet lo asseconda. E’ vero che viviamo in un’ epoca in cui tutto cambia velocemente, ma questo non vale certo per le conoscenze di base che la scuola cerca di impartire ne per le abilità che la scuola dovrebbe concorrere a sviluppare (capacità di imparare nuove cose, abilità di affrontare problemi nuovi, abilità di relazionarsi con gli altri).
Internet mi appare come una miniera dove però i metalli preziosi sono mescolati a rocce prive di valore: chi va di fretta porta a casa sassi con l’illusione di avere un tesoro.    Vorrei conoscere meglio le opportunità offerte dal web per pormi in relazione con lo studente anche su questo piano, consapevole che il modo in cui noi lavoriamo in classe (lezione frontale, lezione-discussione .......) e gli strumenti che noi utilizziamo (carta e penna, web .......) sicuramente hanno una ricaduta sull’apprendimento, ma con la convinzione che la nuova tecnologia è accattivante e perciò va usata soprattutto  per “agganciare” lo studente, e poi va lasciato il giusto spazio alle forme tradizionali di lezione, anche alla tanto criticata lezione frontale (come ha sottolineato uno di voi).
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 01:21 AM
 
Certo Sandra, questa modalità di apprendimento non va a sostituire le altre ma le integra. (Ho messo una lettura di approfondimento che parla proprio di questo: Modelli di apprendimento e loro sinergie). Nella forma classica e tradizionale di scuola tutto avviene sostanzialmente in due modalità: lezione collettiva, insegnante che parla alla classe in maniera indistinta e studio individuale. Ora si apre uno scenario che stimola l'apprendimento connettivista creando reti di confronto e creazione di contenuti in continua evoluzione.
Tra le competenze che vengono richieste ai nostri studenti, cittadini di domani è proprio quella di saper scegliere le informazioni, sapere dove reperirle, controllare le fonti ecc, ecc. Dicono che questa abilità sia più importante della conoscenza stessa di dettagli contenutistici che possono essere reperiti, ormai, ovunque. C'è da chiedersi, giustamente, quali siano le cose che si debbano sapere, quelle indispensabili, impescindibili per poter poi gestire la conoscenza in questo modo.

volto umano
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by walter loddi - Monday, November 16, 2009, 04:42 AM
 

Gentile S.B., grazie del tuo intervento (e grazie alla conducatrice Emanuela per le sue pluriverse repliche : sembra un campione di scacchi che giochi in simultanea...). C'è tanta, troppa carne su questo fuoco...provo a ragionare attraverso le seguenti "griglie" (connettivismo semantico, analogico, associativo ecc ecc) :

  1. Rapporto uomo-macchina : è soltanto una questione di rapporto dominante/dominato? Implica la sostanza o la superficie dei linguaggi dell'uomo? L'uomo che domina la macchina utilizza linguaggi...i quali mutano col mutare dei paradigmi culturali : entro questi mutamenti innegabili, che ruolo svolge la tecnica? Dominiamo le macchine e ce ne serviamo coi linguaggi e le griglie di valore impostati a partire dalla trasformazione tecnica? Corto circuito? Vera alternativa? Pluralismo reale o apparente?
  2. Che cosa significa ESATTAMENTE "gestire le conoscenze"? Usarle? Con quali strumenti e in vista di quali fini? Entro una simile gestione, in che misura la volontà intellettualmente definita prescinde dall'uso tecnicamente realizzato?
  3. Sul piano didattico : sollevavo nel mio secondo intervento un problema di linguaggi (cioè di riferimenti a classi di oggetti) e non di contenuti.Che il sapere elettronico sia dispersivo e a forma di "blob" (non "blog"), è un fatto; che la sua assunzione modifichi l'intelligenza e quindi il linguaggio è, invece, un altro fatto...Ora, la didattica plurale (che include la lezione frontale, da me difesa nel primo intervento) sarà una scelta o una via (positiva) senza ritorno? Il confronto tra linguaggi e intelligenze richiederà o non richiederà un adattamento bilaterale? Si può essere "gestori" e/o "accompagnatori" di chi apprende attraverso un determinato linguaggio, parlandone un altro?

salutovi   w.

(ps per Emanuela : ho, forse, combinato il mio blog : ma non ne garantisco l'uso...didattico in specie; sono una scimmia lenta)

memedesima
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by maura zini - Monday, November 16, 2009, 06:33 AM
 

Esatto Emanuela, le macchine non solo diventano un diverso modo di archiviazione del sapere umano (da cartaceo a digitale) ma consentono di velocizzare i tempi di trasmissione (superando  spesso barriere politiche, ideologiche e religiose) della evoluzione del sapere,ma a mio avviso, l'uomo (e in particolare noi docenti) deve essere ben consapevole che l'elaborazione del sapere (processo dinamico) spetta sempre a lui.

Bella però la discussione! E questo diamone atto, è possibile grazie al web! Pur essendo un dialogo asincrono io ho modo di conoscere il pensiero di tutti quelli che scrivono e non solo di quelli che per amicizia o per incontri-scontri in sala insegnanti riesco a contattaregrande sorriso

Concordo con te Sandra(B) i rischi di Internet sono questi ( e altri)! E anche di questo noi docenti che vogliamo utilizzare Internet come strumento di lavoro dobbiamo essere ben consapevoli.

Ps...Emanuela, ho visto frasi poco carine su Berlusca in Facebook quindi probabilmente....nessuna censura ancora!

mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 07:18 AM
 
Sì in effetti trovo queste discussioni molto interessanti. Come dice Walter c'è molta carne al fuoco, forse riusciremo solo a sfiorare i prblemi ma, almeno, se ne parla.

Sta di fatto che stamattina, giorno libero, ho fatto la scacchista mentre devo ancora fare qualche bucato, sistemare la cucina ecc. ecc. Il mio intervento sulle vostre provocazioni aveva lo scopo principale di non farvi sentire abbandonati dalla sottoscritta.

Le mie sono impressioni soggettive, qualche volta maturate in internet con colleghi in altri corsi, prossimamente mi asterrò perchè vorrei che vi commentaste l'un l'altro.

@ Maura Mi fa piacere che non ci sia più la censura! wink Poi ciascuno è responsabile di quello che scrive.

Vadooooooo!

Ciao smile

mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Monday, November 16, 2009, 07:21 AM
 
Troppo succulento il tuo intervento per non provare e dico provare, a dare qualche risposta. Poi i colleghi sono fortemente sollecitati a dire la propria. Personalmente, nella mia profondissssssima ignoranza filosofica mi sono fatta un po' di idee a riguardo:
  1. Rapporto uomo-macchina : non lo vedo come un rapporto dominante/dominato. Ogni strumento che l'uomo ha inventato, dalla punta di ossidiana in poi, non è altro che riproduzione di sè stesso, di un'affermazione di sè. L'oggetto così creato gli ha permesso di prendere coscienza in termini speculari del proprio essere distinto e contemporaneamente, sul piano evolutivo, l'uso degli strumenti ha forgiato il suo essere. L'uomo non sarebbe tale senza la tecnica. Lo vedo come processo concorrente, strettamente correlato.
  2. Che cosa significa ESATTAMENTE "gestire le conoscenze"? Usarle? Sul piano individuale, direi di sì. Non serve sapere cose se non sai come usarle, intendo in che contesto e in che relazione con gli altri saperi, con che finalità. In gergo si chiama "Knowledge Management". Sul piano collettivo mi astengo perchè troppo complesso, mi sfugge.
  3. Sul piano didattico : Che il sapere elettronico sia dispersivo e a forma di "blob" (non "blog"), è un fatto; che la sua assunzione modifichi l'intelligenza e quindi il linguaggio è, invece, un altro fatto...Più che modificare l'intelligenza sono stimolate appunto come dicevi, forme di intelligenza che sono (state) trascurate scolasticamente, quali ad esempio la capacità di risolvere problemi che include forme di strategia operativa. Ma questo nel mondo reale (quello fuori dalla scuola smile) avviene continuamente, senza che ci si ponga troppe domande sulla metacognizione. Si può essere "gestori" e/o "accompagnatori" di chi apprende attraverso un determinato linguaggio, parlandone un altro? No! credo proprio di no. Non che sia facile uscire dai modelli costituiti, ma bisogna provarci.
Per fare ciò non sono indispensabili le nuove tecnologie. Queste però potrebbero, dico potrebbero, facilitare il salto di qualità didattico proprio perchè permetterebbero più facilmente l'integrazione del mondo reale con quello della scuola che al momento mi sembrano alquanto conflittuali se non divergenti.
mela
Per non sembrare totalmente matta.
by Emanuela Zibordi - Tuesday, November 24, 2009, 06:11 AM
 
Sembra dal sondaggio, ma ancora ci sono poche risposte, che ciò che fa più paura sia la risposta 12.
Giusto per non sembrare matta pagliaccio quando vi parlo di connettivismo, vorrei condividere con voi questa risorsa in rete su un portale che tratta di educazione e internet al quale sono abbonata. Si compone di un video di una "intervista" ad Edgar Morin, filosofo e sociologo francese che, purtroppo, non è tanto chiara nell'audio. Sotto trovate il testo trascritto da me:

http://comedu.ning.com/profiles/blogs/il-pensiero-di-edgar-morin

Il signore in questione, come ben vedete, non è un ragazzino smanettone ed ha tutta l'aria di essere una persona seria. wink
Ascoltatelo comunque o leggete il testo mentre lo ascoltate.
mela
La generazione Facebook
by Emanuela Zibordi - Tuesday, November 24, 2009, 07:34 AM
 
Un'altra risorsa MOLTO BEN FATTA che dà interpretazioni su come sta cambiando il modo di comunicare tra i giovani e come intervenire a livello didattico per integrare le nuove tecnologie nella scuola.

http://www.emanuelazibordi.it/drupal/?q=generazione+facebook
volto umano
Re: La generazione Facebook
by walter loddi - Sunday, November 29, 2009, 02:46 AM
 
Rieccomi! Saluti e salute a tutti. Ho frequentato a mio tempo Morin e l'ho anche stimato assai : direi più per i risvolti etici ( e kantiani) del suo interesse per la didattica che non per quelli di derivazione pragmatico-empiristica (da Dewey a Wittgenstein). (Il pragmatismo connettivista è, sotto il profilo analitico, inappuntabile : mostra un funzionamento e su quello lavora - smonta per rimontare i pezzi in maniera più efficace, per costruire, appunto, una testa ben fatta. Ma da solo è, al limite, pericoloso. Mi spiego : nei giorni scorsi qualcuno mi ha narrato l'atteggiamento di un mio giovane collega - insegna le mie stesse discipline in un Liceo della prov di Mn - conistente nel sostenere che, sulla base di un rigoroso pragamtismo, lui spiega, formula domande scritte oggettivamente misurabili, attribuisce loro un pondus, un peso, opera la proporzione e attribuisce un numero...chi va, va, chi non va resta. Ora, simile pragmatismo, molto in sintonia per altro con l'atteggiamento mentale dell'informatico-computistico ottuso, si colloca agli antipodi dell'insegnamento in quanto attività formativa-educativa volta alla costruzione sì di una testa ben fatta, ma dentro una ben fatta persona!E allaora alla prassi pragmitico-connettivista e all'imprescindibile aggiornamento dei nostri linguaggi apprenditivi e cognitivi, bisogna ricordarsi di aggiungere sempre il Bene, sì quello di Socrate e Platone, quello della Legge morale di Kant...e si può anche prescindere dalle differenze culturali e religiose : anche la volontà del Bene mette in rete, è musica ovunque udibile, linguaggio reticolarmente declinabile). Chiusa la parentesi e buona domenica a tutti walter

per la conducatrice : il 18 mi hanno spsostato un pomeriggio a Fe - cosa devo fare? Portare la pezza giustificativa? Arrendermi alle circostanze? Avvisarti come sto facendo e recuperare il tutto per via elettronica?
mela
Re: La generazione Facebook
by Emanuela Zibordi - Sunday, November 29, 2009, 06:20 AM
 
Ciao Walter,
condivido in pieno la critica che fai a quel genere di didattica che "ottusamente" pretende di oggettivizzare tutto, ammesso che esista il dato oggettivo (?). Semmai, nella migliore delle ipotesi, si possono valutare parametri intersoggettivi.

Credo che il tipo di didattica a cui fai riferimento sia ancora ampiamente utilizzata per un errato senso della "giustizia" e del "merito" scolastico: il voto inteso come il prodotto ultimo dell'apprendimento o, peggio ancora, premio e castigo.
I dibattiti che seguo sui vari forum hanno proprio come oggetto la qualità dell'insegnamento con le nuove tecnologie in termini di innovazione didattica, proprio per uscire da quel tipo di logica. Ciò significa che:
-la didattica con le TIC mette al centro il discente con i suoi bisogni, per i suoi processi di apprendimento, spesso e volentieri con percorsi soggettivi (costruttivistici);
-stimola l'interazione perchè è solo con il confronto che si arriva a formulare la conoscenza, che non è mai assoluta, ma in continuo divenire.

Nelle letture opzionali che vi ho messo sul connettivismo c'è anche un link che rimanda a Stephens Downs, di formazione filosofica, che dà un'interpretazione intellettuale di questa modalità di apprendimento, con riferimenti ai classici -come fai tu del resto smile-, che ho tradotto la scorsa estate per il corso che ho frequentato. Naturalmente l'ho letto e l'ho trovato molto interessante così da riproporlo a chi vuole approfondire.

Per la tua assenza: l'ultima che hai detto. Non andrò avanti se non con l'attivazione dei google reader, facile, ed indicherò come utilizzare i blog in termini connettivistici. Ne riparleremo sicuramente sui forum.

Grazie dell'intervento e Buona Domenica

Emanuela
memedesima
Re: La generazione Facebook
by maura zini - Sunday, November 29, 2009, 12:45 PM
 

Il problema dei linguaggi è importante:
x poter comunicare occorre un linguaggio comune ma io credo che questo non sia sufficiente.
Per comunicare occorre un "incontro".
L'incontro è il fondamento della comunicazione.
L'incontro fra due persone.

Quale compito ha il docente?

A mio avviso quello di trasmettere cultura educando cioè curare, prendersi cura, far crescere nutrendo, tirando fuori "l'altro" nel rispetto della sua  ragione e della sua libertà.
Quindi è un accompagnare, un essere vicino sperando che l'altro apprenda
cioè prenda possesso.
La conoscenza è un continuo dinamico processo di presa di possesso della realtà, quindi il conoscere è conoscere "l'essere".

In questa presa di possesso e coscienza il momento conoscitivo si intreccia con quello etico, prendere coscienza del nostro essere nella realtà.

Ciò non sempre avviene nel nostro quotidiano perchè la routine talvolta ci sovrasta ma è sicuramente possibile in un rapporto diretto  in cui lo scambio di sguardi, di attenzioni,di empatie, di messaggi espressi attraverso linguaggi anche non verbali e quindi immediatamente comprensibili da tutti facilitano l'incontro.
Non solo:"l'incontro" riduce anche  il rischio di una "ottusa" oggettivazione
della valutazione.


Ma, mi chiedo,  l'e-learning, cioè  l'uso di tecnologie a modalità asincrone,
o anche  sincrone con l'ausilio di webcamera ma sempre filtrati dal  video e dalla distanza spaziale limita questo incontro?

Buona ripresa di settimana

Maura

mela
Re: La generazione Facebook
by Emanuela Zibordi - Monday, November 30, 2009, 12:37 AM
 
Maura, poni una questione molto interessante. wink
volto umano
Re: La generazione Facebook
by walter loddi - Monday, November 30, 2009, 02:20 AM
 

Leggendo questa sezione del forum, lasciatemelo dire, mi sento molto in famiglia (anche se non conosco, in sostanza, che la nostra conduttrice) : una famiglia il cui collante ideale, mi sembra, consiste nella visione aperta, dialogica, interattiva, personalista, reticolare e, su tutto, formativa della didattica. Molti dicono di condividerla, pochi la vivono nella realtà : perchè è faticosa, perchè implica il dubbio autovertito, perchè è soggetta a continui sbalzi e mutamenti, perchè deve aggiornarsi sì su metodi e contenuti, ma soprattutto deve aggiornare la passione di venir qui il mattino ad aprire se stessi e gli altri a questa enorme provocazione che è il sapere...Le difficoltà valgono in primis per me : ci si prova, ci si crede, si sbaglia, si va avanti ecc. ecc. Sono d'accordissimo con Maura Zini la quale sostiene con esattezza le cose che penso e che cerco di seguire nella prassi (ben sapendo, anche qui, che la prassi da sola, per quanto ben strutturata e attrezzata, non basta e che gli schermi quasi sempre allontanano : rappresentano appunto, tendono a codificare e immobilizzare). E ricorrerò quanto prima al suggerimento di Manuela che mi indirizza all'elaborazione di un filosofo che non conosco, ma che, mi pare, contribuisce a scristallizzare/scrostare l'idea di come ( e di perchè) si insegna qualcosa a qualcuno.Va bè, dopo tutto, avrò imparato ad usare un po' meglio, forse, gli strumenti informatici, ma di certo mi sentirò un po' meno professionalmente solo   w.

volto umano
Re: La generazione Facebook
by walter loddi - Monday, November 30, 2009, 06:18 AM
 
(mi replico per una questione che non c'entra e chiedo perdono - per Emanuela : tuo marito per caso lo conosce il nuovo allenatore del Toro? Butta male? So che è un ex insegnante di Educazione Fisica e un grande sostenitore dei metodi informatici per educare/formare i giovani atleti del calcio...Va bene tenere sempre per i più deboli; va bene la simpatia per chi perde : ma credo che i tifodi del Toro abbiano dato abbastanza....)
mela
Re: La generazione Facebook
by Emanuela Zibordi - Tuesday, December 1, 2009, 01:12 AM
 
ciao, ti rispondo solo adesso perchè ieri sera era ad una partita. Mi ha detto che lo conosce solo di vista. Io non sapevo che avessero già cambiato, mi sembra un'abitudine perversa per quella società. Tu non mollare mi raccomando, non si può abbandonare la squadra del cuore nei momenti difficili. wink
Marco Caramori
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Marco Caramori - Tuesday, December 1, 2009, 09:22 PM
 
Scoop !!! Marco ha taggato Walter ...
"Guardate" un po' cosa, zitto zitto, ti combina il Loddi !!!

volto umano
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by walter loddi - Tuesday, December 1, 2009, 11:54 PM
 
Ringrazio Marco per lo scovo di questa mia uscita filologico-filosofica che, per quanto stentorea, mi fa assai piacere di ricordare per la stima che porto ai due poeti : Vergilio e Gianfranco Maretti Tregiardini.
Mi compiaccio poi della sua inesauribile e irrefutabile e, per me, irrangiungibile competenza internautica e penso che i suoi studenti, se è come noi docens, siano parecchio fortunati (come gli studenti che hanno incontrato una singolarmente competente "maestra di ginnastica" come Emanuela).
Da qui ancora tranquillizzo Emanuela circa la fiducia nel riscatto del Toro-Ettore contro i giganti del Calcio-Miliardario-Achille (poi il Toro appartiene all'infanzia, alla narrazione che ci legittima...figurarsi se i risultati, le quantità, possono infliure sulla qualità dei simboli del tempo immobile!).
Sollecito tutti a riflettere, nei tempi prossimi, sul provvedimento governativo che introduce l'ora di Costituzione e a dire, magari qui, che cosa ne pensano : al momento mi limito a lanciare... saluti wl
mela
Re: Di cosa abbiamo più paura?
by Emanuela Zibordi - Wednesday, December 2, 2009, 03:08 AM
 

Secondo Gianfranco Maretti Tregiardini io appartengo alla categoria delle "professoresse di salti" e di tipo "snarvis". smile

Il "...tirarsi da parte, lasciare tempo, divenire silenzioso, divenire lento.." è un consiglio che si potrebbe tranquillamente trasferire al lavoro/hobby di educatore ed in generale nei processi di apprendimento e di crescita personale. Anche qui, a mio avviso, possiamo trarre beneficio dalle nuove tecnologie perchè ci lasciano gli spazi ed i tempi di cui ciascuno di noi ha bisogno.

Buona giornata. (scappo a far la spesa e poi CdC+verbale) wink